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Recensione al film DOGVILLE di Lars Von Trier

Scritto da  Federico Angeletti
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Locandina DOGVILLE Locandina DOGVILLE

Dogville è il nome dell’unica cittadina che è anche l’unico scenario in cui è ambientato il film.

Già dalla prima scena si viene immediatamente colpiti dall’ambientazione utilizzata: il regista riesce benissimo ad unire il taglio cinematografico e quello teatrale. Lo scenario nel quale è costruita la città sembra un palcoscenico di un teatro. Il pavimento assomiglia ad una lavagna nera nel quale è disegnata la pianta delle città e subito ci si rende conto del fatto che le case, gli alberi e perfino il cane sono solamente disegnati, ma ben presenti nella mente degli abitanti della piccolissima città. Tutti gli elementi materiali sono vissuti solo dai personaggi, ma non dallo spettatore, che così può vedere gli interni delle case, invece ben riprodotti. In questo modo, gli abitanti, ad un occhio esterno, non hanno una vera vita privata, ma sono spiati fin nell’intimo, fin nei loro più reconditi segreti.

La piccola ma ben strutturata cittadina, con i suoi ruoli ben definiti, viene scossa un giorno dall’arrivo di una nuova abitante, Grace (Nicole Kidman), una ragazza bella, ma spaventata, e in fuga da chissà cosa o da chissà chi.

Nonostante la chiusa mentalità e la diffidenza dei vecchi abitanti, a Grace viene offerta la possibilità di rimanere a Dogville. Presto inizia a conoscere i suoi abitanti, ognuno con una sua caratteristica ben precisa e strutturata. Tuttavia gli abitanti si accorgeranno di quanto siano dipendenti dal potere che hanno su di lei. In quanto ricercata, e sotto continua minaccia di denunciarla alla polizia, le imporranno il loro volere, fisico e psicologico, con l’accondiscendenza di tutti gli altri abitanti, ad esclusione del giovane Thomas Edison, innamorato di lei e disposto a tutto pur di aiutarla a fuggire.

Il film è raccontato da una voce narrante esterna, una voce che non dà giudizi, che non tradisce emozioni, ma racconta solo i fatti che accadono o che staranno per accadere, e le emozioni che provano di volta in volta i vari personaggi che entrano nella scena. Inoltre il film è suddiviso in capitoli, il cui titolo dà una vaga idea di quello che accadrà nello stesso.

Curioso anche il taglio cinematografico che usa il regista danese: a tratti, la cittadina prende le sembianze di un gioco di ruolo grazie alle riprese dell’alto che mostra la piantina della cittadina e i loro personaggi che si muovono come pedine di una scacchiera sulla lavagna nera, delimitata ai lati da teli, illuminati di giorno e tenebrosi di notte e che tagliano nettamente Dogville dal resto del mondo.

Gli abitanti di Dogville, e anche Tom, accecati dalla ricompensa offerta per la denuncia di Grace, chiamano coloro che sono stati incaricati di ritrovarla, ma si accorgeranno che lei è la figlia di un Gangster e si pentiranno di averle voltato le spalle.

Grace si troverà quindi a dover scegliere se tornare a casa con il padre e dover far parte del club criminale della famiglia o rimanere a Dogville, dove gli abitanti non erano poi cosi diversi dalle persone che aveva conosciuto e frequentato nell’ambiente familiare.

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