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Recensioni film

Recensioni film (4)

Raccolta delle recensioni dei film

Dogville è il nome dell’unica cittadina che è anche l’unico scenario in cui è ambientato il film.

Già dalla prima scena si viene immediatamente colpiti dall’ambientazione utilizzata: il regista riesce benissimo ad unire il taglio cinematografico e quello teatrale. Lo scenario nel quale è costruita la città sembra un palcoscenico di un teatro. Il pavimento assomiglia ad una lavagna nera nel quale è disegnata la pianta delle città e subito ci si rende conto del fatto che le case, gli alberi e perfino il cane sono solamente disegnati, ma ben presenti nella mente degli abitanti della piccolissima città. Tutti gli elementi materiali sono vissuti solo dai personaggi, ma non dallo spettatore, che così può vedere gli interni delle case, invece ben riprodotti. In questo modo, gli abitanti, ad un occhio esterno, non hanno una vera vita privata, ma sono spiati fin nell’intimo, fin nei loro più reconditi segreti.

Biopotere e memoria storica: la Storia nella storia di vita di un artista di teatro

Film storico nel quale gli eventi della Storia si con-fondono con le storie di vita quotidiana, Le vite degli altri ha a che fare non solo con il tema del potere e del segreto, ma anche con quello della memoria storica.

Nel 1961 venne eretto il muro di Berlino che divise in due parti la città tedesca: Berlino Est fu in mano ai sovietici e ai filocomunisti; Berlino Ovest fu sottoposta al controllo degli occidentali. La politica nei due blocchi era oltremodo rigida: in particolare nella DDR (la Repubblica Democratica tedesca della Germania Est) la censura, il controllo sociale e della frontiera rappresentano alcune delle coercizioni imposte dal governo alla società tedesca. La protezione sociale era gestita dalla “Stasi, il Ministero per la sicurezza nazionale, che tutela la sicurezza e la felicità dei cittadini”. Il compito principale della Stasi era quello di monitorare i comportamenti politicamente scorretti di tutti i cittadini della Germania Est, soprattutto di coloro che “andavano contro il regime”. Spesso l’obiettivo era, come traspare dai dialoghi del film, trovare a tutti i costi il nemico.

Titta Di Girolamo (Toni Servillo) è un cinquantenne di Salerno che vive ormai da 8 anni nel cantone Ticino in Svizzera, è un uomo con molti segreti inconfessabili…

La sua vita è grigia e monotona, si svolge interamente fra le mura di un albergo, tra la hall, il bar e la sua stanza, tranne in quelle occasioni in cui riceve un segnale che, quando arriva, lo trasforma in uno scrupoloso uomo d'affari al servizio della mafia.

Cella 211, film dai toni accesi e cruenti, rivela e proietta le condizioni di vita dei detenuti in carcere.

È una storia, apparentemente assurda e surreale, che vede il protagonista principale, Juan, secondino, coinvolto in una serie di equivoci e incidenti causati dalla fallibilità del sistema carcerario.

Il regista, Monzon, riesce consapevolmente a innestare nel protagonista una sorta di alter ego che diventa sempre più radicato.