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Recensioni film

Recensioni film

Raccolta delle recensioni dei film

Mercoledì, 23 Marzo 2011 23:53

Dogville è il nome dell’unica cittadina che è anche l’unico scenario in cui è ambientato il film.

Già dalla prima scena si viene immediatamente colpiti dall’ambientazione utilizzata: il regista riesce benissimo ad unire il taglio cinematografico e quello teatrale. Lo scenario nel quale è costruita la città sembra un palcoscenico di un teatro. Il pavimento assomiglia ad una lavagna nera nel quale è disegnata la pianta delle città e subito ci si rende conto del fatto che le case, gli alberi e perfino il cane sono solamente disegnati, ma ben presenti nella mente degli abitanti della piccolissima città. Tutti gli elementi materiali sono vissuti solo dai personaggi, ma non dallo spettatore, che così può vedere gli interni delle case, invece ben riprodotti. In questo modo, gli abitanti, ad un occhio esterno, non hanno una vera vita privata, ma sono spiati fin nell’intimo, fin nei loro più reconditi segreti.

Martedì, 01 Marzo 2011 19:57

Biopotere e memoria storica: la Storia nella storia di vita di un artista di teatro

Film storico nel quale gli eventi della Storia si con-fondono con le storie di vita quotidiana, Le vite degli altri ha a che fare non solo con il tema del potere e del segreto, ma anche con quello della memoria storica.

Nel 1961 venne eretto il muro di Berlino che divise in due parti la città tedesca: Berlino Est fu in mano ai sovietici e ai filocomunisti; Berlino Ovest fu sottoposta al controllo degli occidentali. La politica nei due blocchi era oltremodo rigida: in particolare nella DDR (la Repubblica Democratica tedesca della Germania Est) la censura, il controllo sociale e della frontiera rappresentano alcune delle coercizioni imposte dal governo alla società tedesca. La protezione sociale era gestita dalla “Stasi, il Ministero per la sicurezza nazionale, che tutela la sicurezza e la felicità dei cittadini”. Il compito principale della Stasi era quello di monitorare i comportamenti politicamente scorretti di tutti i cittadini della Germania Est, soprattutto di coloro che “andavano contro il regime”. Spesso l’obiettivo era, come traspare dai dialoghi del film, trovare a tutti i costi il nemico.

Domenica, 20 Febbraio 2011 23:13

Titta Di Girolamo (Toni Servillo) è un cinquantenne di Salerno che vive ormai da 8 anni nel cantone Ticino in Svizzera, è un uomo con molti segreti inconfessabili…

La sua vita è grigia e monotona, si svolge interamente fra le mura di un albergo, tra la hall, il bar e la sua stanza, tranne in quelle occasioni in cui riceve un segnale che, quando arriva, lo trasforma in uno scrupoloso uomo d'affari al servizio della mafia.

Recensioni libri

Recensioni libri

Raccolta delle recensioni dei libri

Martedì, 01 Marzo 2011 20:35

GABRIEL TARDE (A CURA DI) SABINA CURTI
OMBRE CORTE, VERONA 2010

"Di fronte a un uomo che presenta nel fisico il tipo criminale ben caratterizzato, possiamo dire che questo è sufficiente per avere il diritto di imputargli un grave crimine commesso nelle sue vicinanze? Nessun antropologo serio si è mai permesso di dire una simile stupidaggine" (p.42).

Il tipo criminale si configura come una requisitoria, diretta e pungente, a L’Uomo delinquente (1876) di Cesare Lombroso. Si tratta di un lungo articolo scritto nel 1884, pubblicato per la prima volta sulla “Revue philosophique” nel 1885 e successivamente inserito, dopo alcune revisioni e aggiunte, nel volume La criminalité comparée (1886) che fu il primo lavoro in ambito criminologico di Gabriel Tarde.

 

Martedì, 01 Marzo 2011 20:18

(A CURA DI) A. BALLONI, R. BISI, C. MONTI

EDIZIONI MINERVA, Bologna 2010

“Soda caustica, allume di rocca e pece greca” sono gli ingredienti usati da Leonarda Cianciulli, meglio conosciuta come “saponificatrice di Correggio”, per far bollire le sue vittime e per ricavarne saponette e dolci. Con gli stessi ingredienti inseriti nel titolo del libro da loro curato, Augusto Balloni, Roberta Bisi e Cecilia Monti hanno voluto ripercorrere la vita e il processo di quella che for-se è stata la prima serial killer italiana le cui gesta cruente, a distanza di quasi settant’anni, restano almeno in parte avvolte nel mistero: poteva una donna minuta riuscire da sola a compiere delitti così efferati? Il movente era dav-vero quello di salvare la vita dei suoi amatissimi figli o piuttosto quello di depredare le vittime di tutti i loro averi? All’epoca dei fat-ti commessi, la Cianciulli era in grado di intendere e di volere?

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  • «CONTRASTARE LA CLANDESTINITÀ È UN DOVERE DI CIVILTÀ»

    Lo ha evidenziato il Ministro dell’Interno alla cerimonia di inaugurazione del Centro nazionale di coordinamento per l'immigrazione dedicato alla memoria dell'agente ausiliario della Polizia di Stato Roberto Iavarone. Presente il capo della Polizia Manganelli.
    «Contrastare il fenomeno dell'immigrazione clandestina è un dovere di civiltà: da un lato si tratta di combattere i mercanti di vite umane, gente che contrabbanda la speranza arricchendosi in modo ignobile; dall'altro di garantire la vita delle persone». Lo ha affermato il ministro dell'Interno Annamaria Cancellieri, partecipando ieri 15 febbraio a Roma alla cerimonia d’inaugurazione, presso la sala Palatucci del Polo Tuscolano, del Centro nazionale di coordinamento per l'immigrazione, dedicato alla memoria dell'agente ausiliario della Polizia di Stato, medaglia d'oro al valor civile, Roberto Iavarone, deceduto il 18 settembre 1984 nel corso di un'operazione presso lo scalo aereo di Fiumicino.
    «L'Italia, con questo centro, è il primo Paese che affronta il grandioso problema dell'immigrazione. Averlo qui vuol dire essere efficaci nel contrasto all'immigrazione clandestina». Questo il commento della titolare del Viminale che ha sottolineato il ruolo «significativo» della nuova struttura, in particolare nei rapporti di cooperazione tra le varie forze impegnate nel contrasto al fenomeno.

  • WISLAWA SZYMBORSKA

    Dunque ci sei? Dritto dall’attimo ancora socchiuso?
    La rete aveva solo un buco, e tu proprio da lì?
    Non c’è fine al mio stupore, al mio tacerlo.
    Ascolta
    come mi batte forte il tuo cuore.

     

    La poetessa polacca Wislawa Szymborska è morta il 1° febbraio 2012 nella sua casa di Cracovia, a 88 anni. Nacque il 2 luglio del 1923 a Bnin, oggi parte di Korinik, vicino a Poznan. Frequentò il ginnasio dalle suore Orsoline e lavorò come impiegata alle ferrovie di Stato per evitare la deportazione. Iniziò a pubblicare le sue prime poesie nel 1945 sul quotidiano Dziennik Polski e in quell’anno si iscrisse a Sociologia all’Università Jagellonica, la più antica della Polonia. Abbandonò gli studi due anni dopo perché, disse: “nel 1947 la sociologia diventò mortalmente noiosa: si doveva spiegare tutto con il marxismo”. Dalla fine degli anni Cinquanta le sue poesie vennero tradotte in quasi tutte le lingue europee.
    Nel 1952 aderì all’ideologia comunista, ed entrò a far parte del Partito Operaio Unificato Polacco (PZPR), pubblicò il suo primo volume di poesie: “Per questo viviamo”.
    Del 1954 è invece la raccolta “Domande poste a me stessa”. Di entrambi i libri («manifestazione di una poesia socialista impegnata e anche sintomi della seduzione ideologica di una persona in definitiva molto giovane e molto fervente»), l’autrice non autorizzò più la ristampa.

  • CAOS IN SIRIA... COSA VUOL DIRE?

    Credo che nessuno possa immaginare le disastrose conseguenze che la caduta della Siria potrebbe originare.
    Nonostante la continua e presente brutalità vissuta a causa dello scenario iracheno, questo non si può paragonare alla gravità delle conseguenze che potrebbero derivare dalla situazione siriana.
    Il pericolo che potrebbe derivare dalla caduta del governo siriano e’ molto legato agli strumenti utilizzati per rovesciare questo regime.
    Senza dover spiegare molto, lo strumento introdotto già in Libia, rappresentato dalle forze radicali (Salafite) e sponsorizzate dal Qatar, e’ in questo momento già attuale in Siria.
    Il Qatar ha manifestato ultimamente di essere lo sponsor ufficiale di tutti i gruppi radicali già dall’inaugurazione della moschea più grande della regione, sotto il nome del fondatore del wahabismo Mohammad Bin Abd al Wahab, e inoltre con l’istituzione di un ufficio di rappresentanza per i Taliban a Doha la capitale del Qatar.
    Tutto ciò spiega il ruolo ambiguo giocato dal Qatar in Libia, e il suo sforzo attuale per avere lo stesso ruolo in Siria. L’ esportazione di questi gruppi sarebbe controllabile dopo? Temo che la risposta sia assolutamente negativa, dunque, dobbiamo temere già da ora le conseguenze catastrofiche di questa politica.